Friday, January 12, 2007

My Full Of Aces Wants To Kill Your Mama

Il giocatore è un animale, dicono, strano. Personalmente lo vedo più come un investimento sulla mia abilità. Se sei troppo timido per cercarti un editore, o troppo pigro per finire un libro che poi, da troppo timido, non proveresti a pubblicare, qualcos'altro devi inventarti.
Il giocatore è, mi dicono, un animale strano perchè sente la puzza di carogna da più lontano, e prima degli altri animali. Forse è solo la voglia di schernire ed annientare, forse è solo la visione infantile della vita come strappi e cadute da cui è meraviglioso ed inevitabile rialzarsi, la bramadi superiorità, le smanie di riprendere la solfa a spingerci qui.
- Li vedi quelli? Sono impiegati, è un tavolo tranquillo-
E' un tavolo tranquillo, ti dicono. Dicono che ogni mese se ne vanno alla casa di campagna del signor cancelliereincardigan, e si giocano un po' dello stipendio. Cose come non comprare gioielli alle mogli, prendersi qualche sbronza in meno o allungare le rate della macchina, per regalarsi qualche ora di adrenalina, al giovedì sera. Perennemente rallentati dal sonno, dalle seghe, dalle ritorsioni meschine del capo del personale.
Questi signori non lo sanno nemmeno cosa sta per succedere, non si aspettano niente di quello che gli accadrà. Davvero, non hanno nemmeno un'idea. Questi bravi lavoratori non potrebbero mai capire che il ragazzo ubriaco al tavolo di fondo non è ubriaco nemmeno un po', che il biondo con i capelli tagliati corti, alla mia sinistra, lo conosco da dieci anni. Che c'è Sick Boy che serve le carte da sotto, da un'ora buona, seduto proprio dietro di me.
- è proprio un lavoratore-, dice Qualcuno, per dare un giudizio definitivo su una persona un po' sospetta. Non immaginano, e non potrebbero mai, che i soldi per le loro troie affittate finiranno in mano a quei quattro giovanotti, anche se tre di loro hanno perso tutta la sera. Non riescono a vedere la scena di loro che si dividono la vincita dentro la macchina, una volta tornati in città, forse proprio nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Neptunus.
Non vedono nemmeno i pezzi più banali del repertorio, come quando, sorridendo, si picchia il medio sulle carte una, due, o tre volte, indicando il proprio gioco. Vedono solo la metà felice della scala che si girano fra le mani nervose, tradendosi ogni secondo con uno spasmo degli occhi che, per noi, è come guardare un film sottotitolato. Capiscono poco di quel punto entrato proprio all' ultima carta, capitato al ragazzo un po' anonimo che fuma una sigaretta dopo l'altra; non sanno le bazze, gli anni passati osservando, la acuta finezza di servirsi da bere al momento di puntare, i riguardi da fata turchina che si hanno nelle cantine di certi bar, di quelli che chiudono a mezzanotte e registrano il pieno a mezzanotte e mezza. Ancora, molti di loro, non vogliono credere che è tutto già scritto, che addirittura è un attore di teatro diplomato, il finto ubriaco che molto presto fingerà anche un litigio, farà addirittura un po' il rissoso prima di andarsene indignato. Si si, meglio che vada adesso, amici miei, a prendere la macchina però, e di corsa, chè fra dieci minuti si chiude lo spettacolo ( senza bis) e non ci sarebbe ragione per restare ancora qui. Enormemente più saggio proiettarsi lontanissimi, mettere chilometri di strada fra noi e il loro alito da poliziotto, che sa di caffè e Marlboro leggere.

Parlando con lei, più tardi, non avresti trovato le parole. Spiegare a qualcunoche può avere un senso, nel modo più storto che puoi immaginare, infierire su qualcuno per comprare una cassa di vino rosso californiano e un vinile mancante di Frank Zappa Dio lo benedica, non è facile nemmeno un po'. Quindi magari l'avresti vista allontanarsi, spiegando le tue ragioni bieche, i tuoi modi irrispettosi di vincere il complesso del cursore lampeggiante, quello che a volte prende e si spande come un'infezione malvagia fra le righe, quello di quando nel Mac rimangono solo spazi da riempire.

-Guarda che questa è un cosa rock!-
-rock? Il poker sarebbe rock?-
- claro-
-e il ramino? il ramino è rock?-
-certo che il ramino è rock!-
-e scopa?-
-ah, non lo so se il ramino scopa. Però che c'entra, nemmeno io scopo e sono più rock di Jimy Hendrix!-
-devo ridere?-
- fai te...-

Proprio parlando con lei, più tardi, ti saresti ricordato di chi ti diceva " go play your cards, it's the only thing you can do without making it all fucked up!", e allora si, che le parole sarebbero state quelle giuste, quelle suggerite dall' amico ,- I don't play cards my dear, I play poker-
-which means?-
-which means I'm more serious than it seems-
Eccole le parole perfette, erano proprio lì le ballerine, che danzando volevano indicarti la via e tu, cieco come mai prima di allora, non le hai sapute vedere.

Monday, January 08, 2007

Composizione

Il ragazzo si osserva per un momento, nel retrovisore di un furgone, in Calle Cibeles 4, perfettamente sbarbato.
Si direbbe olfattivamente bellissimo, con le tre felpe portate a pelle sui suoi odori giovani, vari strati di Fruit Of The Loom per difendersi dal freddo che viene giù dalla montagna. Un pensiero per niente carino per chi se la passa peggio di lui, i Gitani arrocatti sul Sacromonte, gli studenti Austriaci poco furbi che si solo lasciati affascinare dalle alture dell' Albayzin e adesso gli tocca pure di aver paura a tornare a casa, la sera. Ci sono momenti come questo, in cui gli sembra anche abbastanza scopabile questa vita di velocità rabbiosa, le pillole di libertà avvelenata che si regalano alle ragazze schizzate, al pub El Perro Andaluso. Momenti in cui gli pare limpida e sterile al punto giusto l'aria di Granada, decente oltre ogni rimorso la giornata di spaghettate conviviali, amore per i ragazzi e per il nostro modo di attraversare la scena sempre compatti ed imprendibili, devozione per gli Alice In Chains, nonliscaricatecompratelalbum. Imprudenti e scanzonati come forse lo erano certe stupidissime matricole di Lettere Moderne, che amoreggiavano con i compagni vecchia guardia ai tempi delle manifestazioni romane, ed erano tutte piene di insulti e versacci per noi rumorosi, mentre cercavamo di portare un poco di colore a quelle occasioni in bianco e nero, buone solo per saltare il compito di fisica. Quando dalle nostre colonne variopinte dei crestati guerrieri che eravamo urlavamo, per niente uniti al resto della civile protesta, si urlava "liberate Gargamella, Grande Puffo Assassino", che coprissero i cori Trotzkisti degli estimatori di Berlinguer. Con i nostri drappelli inneggianti al tema cruciale dell' onanismo insurrezionale, alle urgenze devastanti del mondo dei puffi, fratelli, non venivamo capiti.
- il punto di forza di tutta questa storia, si sa, è la precarietà-, direbbe Sick Boy succhiando caffè con Pernod.
E così qualche attimo te lo puoi anche concedere, magari fissando l'arredamento del bar a metà fra antologia ultrà e disastri in birreria, per quel che è stato. Per questi ed altri motivi ha una trama anche parlare di amici traditori e amiche traditrici, dei compagni di corso col vizio costoso, quelli con le scarpe a punta e la fissa del Martini Dry come aperitivo, tutti smaniosi soccorono le narici bisognose e ti dicono quanto tempo si spreca ad andare via adesso, negli anni migliori poi. Con tutti gli studi legali che non vedono l'ora di assumere proprio te, ma figurati, no no ma sul serio, me l'ha detto pure mio zio che lavora alla camera di commercio, e scusa la camera di commercio cazzo c'entra?
Trova un senso parlare alla ragazza che ti sta facendo passare un quarto d'ora dentro un film di Bergman, e sommessamente svelare la verità, scheggiata come è inevitabile che sia. Catapultato un mondo più in là, per di più nel tuo Pub, tempio muto di ogni tuo vizio e virtù, in un film di Bergman con i manifesti del "sorpasso" che ti guardano irridendo da ogni angolo, non ci si crede.
Mandarla affanculo, prima che assuma una delle forse duemilacinquecento pose da studente adulta di Belle Arti, anche quando lei piega la testa come le attrici non protagoniste delle commedie francesi, che vestono sempre cappelli leggeri e chiedono - non mi porti in nessun posto?-
-Eh, no, mi sa che proprio no-
Rinnovato nella certezza che non c'è più solo la sua pancia piatta prima dell' amore, le sua testa perfetta da spiare, seminascosta dal braccio magro, quando lei dorme già. Sicuro di non voler più sapere con quel libro filtra le emozioni, o con che vino rosso e dolcissimo diluisce i pensieri, quando torna a casa da sola e non riesce a dormire. Nuovo e tirato a lucido, con il sarcasmo che svanirà prima dei soldi in tasca, prima ancora di tornare nel girone degli adoratori del Biliardo. La zona fumosa dii quelli che hanno sempre una ninnananna dolcissima in testa e aspettano che qualcuno venga a chiedergli di cantarla, e intanto per non sbagliare giocano con me al lupo solitario. Giocano con me a dire che le donne, sotto sotto, odiano il jazz e non si capisce il motivo, ed invece il motivo è ovvio per tutti.
-Che lo dice persino Paolo Conte e ragazzi se lo dice persino Paolo Conte me lo spiegate voi come fa a non essere verissimo?-
Sick Boy, trincerato a casa, guarda due volte "l'odore della notte", enormemente partecipe dell' epopea sghignata dei rapinatori di borgata, della bieca loro violenza cieca, che sa di Aguardiente e di rivoluzioni intime, personalissime, di quelle un po' Omero un po' Soldato Palla di Lardo. Vorrebbe quasi comprarsi una pistola e darsi alla macchia, il pazzo studioso degli effetti del giudicato.
- il fatto è - provi anche a spiegare certo che ti potrà capire, - che quando in aereo passi la linea fra due stati, che i professori ai tempi dei brufoli e di VideoMusic volevano sempre solo immaginaria, quello va così veloce che divide il momento in due e quello che resta, che è un frammento o se preferisci una stagione, anch'esso lo divide; così che non resti, - dici ispirato-, la possibilità di mischiare la malinconia di quello che si lascia con l'euforia.
-ci dovremo ricordare, amico mio, di questi pensieri-, quando osservando i mostri col gessato che hanno solo un paio di primavere più di noi, giù completamente coventrizzati, ahimè saremo fra loro-
A volte lo credi anche tu, che basterebbe un buon depliant turistico, che non servirebbero più di sette pagine scritte chiare, per spiegare ad un alieno come muoversi bene fra i salotti rotiariani ed i concerti di musica irlandese organizzati dalle associazioni di sinistra ( che sono comunque meglio dei salotti rotariani, e il bere costa meno). Ma poi basta lo sguardo di chi se la sente di rischiare, di chi almeno per una volta non ha già deciso, di chi qualcosa potrebbe pure cambiare senza troppi sconvolgimenti, o di chi ha in mano un punto più alto del tuo e comunque passerà la mano. Basta anche solo questo per rimuovere i momenti musicati da Amedeo Minghi, mentre il pomeriggio finisce ed il sole non ha troppa fretta di levarsi dai tetti. E' sentirsi di nuovo capaci, in un modo o in un altro, che ti farà superare gli intermezzi, rivivere tutto ad un ritmo un po' più lento, studiare le novità da dentro, che si rivelino con calma.

Saturday, December 16, 2006

Non Capisco Ma Mi Adeguo

Non fai in tempo a finire il caffè che qualcuno travestito da commercialista di famiglia, sorride manco fosse tuo fratello e ti dice "ebbravo Mistico, che abbiamo messo su un bel gruzzoletto" e " cosa pensiamo di farci con questi soldini"?
Mistico? abbiamo?
Non fai in tempo ad aprire del tutto le imposte che il fido Sick Boy entra in camera senza bussare e, preceduto dalla voce fuori campo badanonèunoscherzo, tuona " ma i botti terroristici che minchia c'entrano con la dddemocrazia?"
Non fai in tempo a finire il baby di Bloody Mary che ti sei concesso per un numero con una ragazza irrequieta di cui non ti senti degno, che ti dicono
"vincere ogni tanto è facile, stare fra i primi cento al mondo è il difficile"
Non fai in tempo a asciugarti del tutto dalla pioggia che una voce mielosa di gattina dice al telefono " Dottor Trittico, ci sarebbe un torneo questa settimana, qui a Sevilla, se le interessa, il primo premio badi bene non è da ridere"
Trittico? Sevilla?
Non fai in tempo a raccogliere i soldi dal tavolo, che un tizio che ha perso tutto bisbiglia " guardi Frastico, che io ne ho visti come lei, vincere ad un tavolo così è difficile, ma il giro grosso è difficillimo".
Il giro grosso è difficiliore, il giro grosso vuol dire mollare tutto, il giro grosso è una cosa seria, caro dottor Listimo.

Nel sogno non dici una parola e ti scambi sguardi interrogativi con il fido Sick Boy, mentre camminate per le strade vuote della domenica mattina. Una gran fame, un freddo, e poi subito dopo un caldo, e vi sedete sul divano a bere acqua fredda, sfuggire il dio minore del Sonno ancora qualche minuto, quel che si può.
Nel sogno torni stanchissimo a casa, e non riesci a mettere niente di tranquillo, parte da sola una versione Jungle e cupissima di "she's wonderwoman in a bubble's bathroom", così ti risale su tutta la rumba esagerata della sera prima, i ragazzi che litigano sulle regole del biliardo e sembrano delle marionette, da come agitano le stecche nelle mani. Nel sogno diluisci gli ultimi pensieri consapevoli della mattina parlando con un ragazzo conosciuto da poco, del fatto che i bambini non giocano più a pallone per strada in Italia e che presto non ci saranno più calciatori veri in questa nazione, di quelli con le gambe grosse e la testa vuota.
Ed insieme, per allentare gli ultimi pensieri pacifisti della notte, vi rilassate un momento, seduti sulla panchine di fronte alla discoteca giovanile "Vogue", e ti chiedi se così, qualche volta, si sarà sentito anche quel tuo avo combattente a Maratona, con le gambe che non fanno ancora troppo male, fratello, tutto regolare, niente di cui preoccuparsi esageratamente.
Nel sogno le ragazze della nuova terribile leva techno ti ballano intorno come aborigeni superstizioni e poi squittiscono poesie ed insulti da molto vicino. Freak bavosi ti inseguono sulle loro utilitarie, e tu sei su una vespetta bianca da 75 centimetri che manda rumori tutti sbagliati e rancorosi, scodi pericolosamente e non sai se girare a destra o a sinistra, quando il semaforo diventerà verde in fondo al viale. Vorresti attirare l'attenzione del fido amico, che disperda la folla agitata, che riporti la calma conosciuta a scuola leggendo Il Vecchio E Il Mare, ma lui veste una parrucca da artista e parla con una sconosciuta addobbata di ritagli di giornale, non ha tempo per te. Vorresti balbettare qualcosa, chiedere una pillolina contro il mal di testa, chiedere un bar pulito dove girare,lugubre, con un bicchiere di latte caldo e la testa che scoppia.
Nel sogno l'ultima epifania è il tuo marchio d'infamia che esce da ogni bar sotto forma di uno studente ignaro, di discorsi della gente nel parque Garcia Lorca, il suo nome ripetuto ad alta voce dai mercanti di spezie.
Nel sogno il padre di tuo padre, vestito da professore, ti dice " bene bene Drastico, un altro studente della nostra università che si fa strada nel mondaccio delle lettere"
Nostra? Mondaccio?
Nel sogno finalmente ti riconoscono per come dovresti essere, e frequenti modelle bellissime ed analfabeti, rimetti al loro posto tutti i videoinstallatori ed i poeti calvi di questa Granada anno duemilasei.
Non fai in tempo a picchiettare il fondo del pacchetto, a farne uscire una meravigliosa capace di rifarti la bocca, che ti guardano dritto senza sbattere le ciglia e dicono "però dovresti trovare una storia, dare un taglio più narrativo".
Almeno non sbagliano il cognome.
E pensi a queste cose velocemente, le rivedi in un otto millimetri rovinato dal titolo " il Signor Mastico e i teppisti d'altoborgo", con un cammeo del vecchio Tognazzi nella parte del meccanico muto. Ma ormai sei nel tuo angolo privato. In questo incrocio di sentieri di montagna strettissimi, dove non hai mai portato i ragazzi, e non sei mai venuto a scambiarti baci, dove ogni volta che torni sembrerebbe proprio che la fortezza, poco più in basso di te, ti sappia dare consigli, che ci siano aruspici da interrogare, e corvi a scacciare le rondini, bandoli della cazzo di matassa così grandi che lo puoi vedere distintamente, come iniziano a sbrogliarsi giù a valle.

Sunday, December 10, 2006

Proiezioni

Abbiamo visto "Aprile", e quando nasce il bambino Sick Boy ha detto che, in un momento così, pretenderà da se stesso di essere lucido.
-come lucido? nel senso di niente droghe o alcohol?-
- si si, come si era da bambini-

Io ho detto che non vorrò entrare in sala parto, e che pretenderò di poter telefonare a tutti, tutte le volte che mi andrà, e che comunque nove mesi non è niente per abituarsi ad una cosa così, che nemmeno il doppio sarebbe abbastanza. E allora lui ha risposto che sicuramente io sarò sbronzo aggrappato al bancone del bar, e dovrà venire mio suocero a prendermi, infilarmi sotto la doccia fredda, mettermi in mano un mazzo di fiori e lasciarmi davanti alla Nurserie.
Poi abbiamo tutti trovato un accordo sul fatto, indiscutibile, che i nostri figli non avranno il motorino, che siamo favorevolissimi alle punizione corporali, contrarissimi al fatto che uno da bambino deve giocare all' aria aperta e correre a piedi nudi e altre cose chelévati. E che sicuramente mia moglie dopo il parto diventerà grassa&rompicoglioni.
Perchè poi solo la mia, non si è capito. Si vede che ispiro sfighe imperiali.
Poi qualcuno ha detto che tutte le donne diventano grasse&rompicoglioni dopo il parto, che prima, tecnicamente, fanno solo finta di non essere grasse&rompicoglioni, quando la biologia si fa pressante e il desiderio di maternità le forza a non essere troppo insopportabili.
Ed io ho detto che questo è un discorso abominevole, sessista, e che certe cose mammamia. E che comunque una donna può fare finta di non essere rompicoglioni, ma non può fare finta di non essere grassa, cioè, se è grassa lo vedi, no?
Poi Sick Boy ha detto che lui comunque non vuole essere uno di quelli che non viziano i figli, ed io ho pensato che, invece, potrei essere uno di quelli che cambia pediatra finchè non ne trova uno che gli consenta di dar da mangiare al figlio ogni volta che ha fame.

- beh, ma è la stessa cosa che dico io -
-no no, la mia è una roba molto più legata ai bisogni primordiali-

Poi sono andato a letto e ho deciso un sacco di cose in modo tremendamente definitivo. Che da grande non farò l'avvocato, che non pulirò mai il bagno sopra i trent'anni perché è troppo squalificante dal mio punto di vista, che la domenica non indosserò mai quelle giacche senza maniche tipo verdi da cacciatore in pensione, che non avrò mai quell'eleganza affidabile di chi prenota un tavolo al ristorante senza dare il nome e poi dice "tanto mi conoscono".
Probabilmente mi concederò solo di fumare la pipa, quando avrà il doppio dei miei anni.

Friday, December 08, 2006

HIC STUDIOSA JUVENTUS PARAT GLORIAM PATRIAE

Si parla Spanglish con le amiche del compagno di avventura inglese.
-women are not people, they are devices built by our Lord Jesus for our entertainment-, così aveva sostenuto lui.
Detto dallo stesso uomo di "Cigarettes killed my father and raped my mother", magari lascia anche il tempo che trova.

Loro dicono che l'italiano è sexy, che suona come una canzone. Vogliono sapere la traduzione di "I find you very attractive, would you go to bed with me?", accidentali&puttane. Almeno un po'.
E ci sono anche gli spagnoli, con i capelli lucidi tirati indietro, padrini dell'epoca nuova, molestissimi con le donne. Che danze sarebbero senza gli spagnoli con le scarpe a punta? Che ci faranno poi? Per me ci ammazzano le formiche quando si nascondono negli angoli, senza smettere di ballare.
Il resto, come si dice, è storia. Però intanto si fa presto a tirar su una macchina per andare da qualche parte, con Sick Boy che voleva restare a casa a studiare, ma alla fine, fra grandi pacche e spettinamenti di capelli, quando alla fine qualcuno mette su anche " i ragazzi sono in giro", proprio non riesce a dire di no. Con tanti saluti al derecho procesal, che più disonesti di noi e bastardi in tutto, ora come ora, c'è solo il codice civile. Tradurre in spagnolo "zingarata" per chi proprio non vuole capire il nostro spirito.
Penso a te un sacco ora come ora, ma poi la sera faccio troppe risate, troppo rumorose, mando giù grosse sorsate di fantasia. E poi c'è solo non piangere mai sul whiskey versato, e ahahaha, e le bimbe romantiche rare come i funghetti magici che si provavano da ragazzi nelle strade del quartiere pancia, e io non sono umano studio legge, e domani dobbiamo consegnare la practica di delitos patrimoniales siamo più fottuti noi di una puttana all'ora di chiusura, e ma come ti vengono, e ancora ahahah, e prendi la macchina che andiamo a fighe, e a che ora torniamo? vabbè, sticazzi. No è che domani c'avrei un mezzo esame... e guarda, se non hai impegni troppo concettuali, io giocavo a biliardo quando te fumavi la cannella per vedere se stonava. Quando Cristo era ancora a capotavola, ahahah.
E la dancehall? E se piove? E se piove balliamo nel tempo fra una goccia e l'altra, e chissà che magari non ci bagniamo.
Ed in mezzo alle amiche dell' inglese, a parlare con due velleitarie in borsetta Luis Vitton bellissime e analfabeti, c'è anche una donna per cui potrei sposarmi, chiudermi in casa, farmi la riga da una parte. Con gli occhi grandissimi e polpacci che avrei mangiato volentieri a merenda, fino ad un paio di settimane fa. A chi glielo racconti?
-Se vuoi affetto in Erasmus, beh comprati un cane-
-grazie, bell' amico-
-guarda davvero, pare che la da come manco fosse sua-
Vabbè, meglio così. Meglio restare in casa a fare la classifica dei migliori dieci palloni d'oro degli ultimi ventanni ( -come fai a mettere Van Basten davanti a Baggio?- -Vabbè cazzo ognuna ha la sua, sennò che classifica è?)-, delle migliori 5 migliori canzoni rock che puoi dedicare ad una ex fidanzata ( -coglione Dylan non è rock, è Folk. E poi dai, Dylan? Ma davvero? Per forza ti ha mollato-), i più belli con Clint Eastwood ( -in che senso l'ispettore Callaghan? non è che sei visceralmente fascista?-)

-Lui ti fa ridere?- chiede il ragazzo?
-Senti, non farla più difficile di com'è. Lo so già che te mi fai ridere, è il resto che non so-
-questa cosa non c'entra con ieri sera, immagino-
-go play your cards, it's the only thing you can do without making it all fucked up-


Quando parla in inglese è perchè non trove la parole in spagnolo, e vuol dire che non c'è da preoccuparsi, nel senso che non c'è rimasto niente di cui preoccuparsi.
Beh, vorrà dire che farò dare una reimbiancata.

Saturday, December 02, 2006

Empty Handed

A volte gioco ed i numeri scorrono veloci e naturalissimi, mi pare la cosa più naturale del mondo prendere in prestito una faccia di qualcun'altro, aspettare qualche secondo facendo trotterellare le fishes. Chissà se c'è qualcuno che vuole vedere la mia faccia vera, quella sicura del punto in mano, quella meno qualunquista, quella che nascono dietro il bicchiere quando sono troppo sicuro di essere il migliore. Essere un po' più inoffensivo, mansueto, ché i ragionamenti intermedi, si sa, sono fallimentari.
Poi invece le situazioni sono un po' più leggibili e basta a pensare a qualcosa di facile, l'odore di arancia sulla pelle di una ragazza o i biscotti Doria rubati all' alimentari che si mangiavano nella piazza Santa Caterina con avarizia Dickensiana, da bambini.
Eh si, perchè da piccoli non si giocava mica; al massimo si poteva guardare un paio di tavoli un po' incantati, cuccioli con la bocca aperta che guardano i grandi per imparare le frasi ed i modi che ci si aspettano da un uomo.
In altre occasioni non è stato così, quando ancora aveva un senso ricordare i nomi degli autori greci&latini, con un ego meno spappolato e tutto sembrava fortemente intero e lontanissimo, negli anni veloci del Liceo e dei professori boriosi, non ci si pensava più a queste cose. Che il tempo bastava appena a compiacere le ragazze naziste sul sedile dietro della Vespa, apparire sufficientemente guerrieri e disinteressati, meravigliose stecche di contrabbando disponibili nelle nostre stanzette, fra le foto di Cruyiff e le magliette "carpe diem".
E poi c'eri stata tu, ti ricordi no? Che hai attraversato la mia vita e hai fatto tutta la confusione che hai potuto. Nonostante tutto mi hai amato, e chissà se avevi fatto davvero quei progetti fricchettoni di sposarci o andare in Corsica in lambretta.
- è come togliersi un braccio- hai detto, e non ce l'hai mica fatta a guardarmi mentre me ne andavo, mentre mi mandavi via. Avrai pensato che basta così, che adesso dovevi occuparti di te, queste robe qui. Avrai pensato che non eri io, eri tu. Queste stronzate qua. Ed io non sono stato più capace, mentre la gente in giro mi diceva che in fondo meglio così.


Il ragazzo si sveglia, e fa un gran freddo. Una persona seria, che emanasse almeno quel minimo alone di certezze e velleità necessario, avrebbe capito che la stanza migliore non poteva essere quella dove il sole non arriva che mezzora al giorno. Guarda i poster sghembi e storti. L'aveva detto ai ragazzi, - se non lo sapete fate guardate che li attacco io, non è mica un problema-, ma quelli hanno insistito, e ora che il disastro è così evidente non si sa tanto bene come comportarsi, che dire. Il primo pensiero è stato per i soldi guadagnati al tavolo, spariti prima di poterli contarli. Giusto il tempo di un paio di cuffie ultramoderne, da damerino ascoltatore di Bowie, una felpa da allenamento "Universidad De Granada", che sono una donna anch'io e ho diritto a sentirmi bella e gratificata, ed erano avanzati solo gli spiccioli per il posacenere più bello della città, che è facile trovare in casa mia.
E le ragazze per caso, quelle che non ti chiedono niente, quelle a cui vorresti riuscire a dire dolcezze solo pensate; beh, per quelle non è rimasto niente. Qualcuno entra preceduto dalla voce fuori campo - bada non stiamo cazzeggiando- e vorrebbe uscire, fare una partita a Biliardo, forse bere un paio di birre lente e riflessive. Meglio restare in casa con Sick Boy, misteriosamente sobrio, che sembra molto più rassicurante, certamente personaggio uso a queste mostruosità. Adesso è tutto molto chiaro, c'è chi ha speso tutto in futures boliviani per una settantadue ore di champagne, scopate e smandibolare, e adesso preferirebbe fare una cosa tranquilla, tipo vedere "una vita difficile" bevendosi quei sette-otto caffè.
Comunque le giornate si attraversano anche così, con pochi sprazzi di tempo vuoto, in mezzo ai racconti le birrerie i balli le bevute i cassonetti presi a calci e lacrime vomito e mancanze da colmare, impastati di voglie che nessuno autunno saprà mai soffiare via.

Lithium

In qualche modo asimettrico Sick Boy riprende conoscenza, apre gli occhi intorpiditi.
I dettagli della stanzetta di Calle Cibeles riprendono un po' forma, trovano un senso definitivo. I libri di procedura penale, tutto Bunker in edizione economica, pacchetti di cento's in decomposizione sul comodino. Meravigliosi peccati giamaicani sparsi sul tavolo, ognuno nella sua fedele bustina del Risiko.
Si alza dal letto e respinge la nausea, poi si ferma un attimo in piedi accanto al comodino, completamente vestito, come per fare una prova di esistenza sensibile. Si sposta in cucina, e qualcuno ha scritto sulla cartina di Granada " "Cada sitio de esta ciudad es un lugar de conflicto", si apre in un sorriso desolante e versa troppo latte in una tazza.
Le prime immagini della festa di ieri, scorrono un po' lente. Nella sua testa labirinti conosciuti si mischiano con ricordi un po' inquietanti. Tipo ragazze semi-adulte che parlano di posti fantastici dove andare a respirare aria nuova, una pensioncina sui lungarni, una casetta in montagna dove far rullare le marimbas per una versione finalmente degna di "no woman no cry". E a fine serata, si potrebbe anche dire "oddio, ragazzi, ho bevuto un bicchiere di troppo", chissà. Così aveva pensato Sick Boy.
E poi erano arrivati i ragazzi, e lui si era aggrappato ai loro sguardi come un bambino alla mamma, aveva detto, senza parole, -venite qui che c'è da ridere per tutti- e avevano iniziato a bere un sacco, parlando con questa trentenne di sciarpe fricchettone, erano stati al gioco.
E poi lei aveva parlato di presupposti minimali, di un sacco di viaggi, di musica in quattro quarti per rilassarsi. Rilassarsi da che, quello poi non si era capito.
E voi? E voi? aveva chiesto? curiosona.
-Beh-, aveva risposto il ragazzo un po' confuso, -noi saremmo cresciuti a giocare a pallone nelle strade del quartiere, tecnicamente una roba un po' più Grunge&Peroni-
-Grunge y què?- aveva chiesto, povera spagnola proiettata in un mondo estraneo. E poi aveva preso a ridere in un modo un po' isterico, come le cattive attrici che non sanno gestire l'imbarazzo, come le fuoricorso nelle caffetterie dell' università.

Meglio per le tue amiche, che si sono risparmiate le nostre risate ed il nostro disprezzo, no?
Meglio per quelle con le tette burrose, con il culone, loro nemmeno ci sono venute a pavoneggiarsi alla festa del venerdì, no? Loro non ci vanno in erboristeria a comprare shampoo per lavaggi frequenti alle ortiche con un disco di ugolatori indonesiani nella bustina di carta riciclata. Vorrà dire che non ci faranno divertire.
E adesso muoviti nella festa, fuma forse cinquanta Marlboro leggere, sicura che tutti apprezzino la tua pelle perfetta, non lasciare che nessuno ti porga la fiamma per accendere. Vai vai, facci ridere di nuovo, che tanto ormai sei condannata. Abbiamo deciso quando hai chiesto come si traduce in spagnolo "Soundgarden", stasera l'attrazione sei tu.
Mica la tua spalla, quella chiaramente comprimaria per portamento, che ti sta sempre mezzo metro dietro, perfetta sosia di Janis Joplin, che ci ha lasciato già numero e indirizzo.

-Ridi, ridi, ridi bocchinara...-
-què?-
-niente niente... il mio amico diceva solo che ti capiamo, che quando sei alla soglia dei trenta e le altre si sono sistemate tutte, è normale andare al ristorante micronesiano, dare retta un po' a tutti, curarsi con i fiori di Bach.

Sunday, November 26, 2006

Deflagrazioni Consuete

Il ragazzo sta sotto la doccia, indugia un po' aspettando che l'acqua caldissima massaggi le gambe indolenzite, anestetizzi il bruciore di stomaco.
-tutti gli uomini valorosi e stimolanti sono grandi consumatori di Maalox-, addirittura questo avevano sostenuto, in settimana, di fronte ad una signorina in sciarpa araba, gran classico Granadino. Poi lei aveva parlato dei bisogni che hanno, a volte, le donne, di cose superficiali e sentirsi solo belle e gratificate, una bella pompata di autostima... e con uno sguardo avevano capito in modo totalmente definitivo l'odio per i fiori di Bach, per i giustamente simpatici carini e rilassati, con le loro facce da Miguel Bosè, che quando mollavi la festa si fingevano persino dispiaciuti.
Fa di queste lucidissime considerazioni, mentre ascolta allo stereo "superunknown" e pensa alle feste della settimana a venire, a sfidare gli inglesi a biliardo, alle donne a cui vorrebbe chiedere di uscire.
Sicuramente dovrebbe passarsi il guanto di crine sulla schiena, asciugarsi alla meglio e scendere al bar a farsi un caffè.
Forse dovrebbe fare qualcosa per le occhiaie, eventualmente provare a dormire, che ne so finire la birra, e non fumare la quindicesima sigaretta della giornata fissando le imperfezioni del muro.
Hai presente quando da cuccioli si guardavano le nuvole da dentro la macchina di papà e ci si vedeva dentro un elefante o un uomo con una pipa in bocca? Ecco, io faccio lo stesso con le imperfezioni del muro. (Però mica sempre, solo sotto la doccia, e nemmeno ogni volta. Cioè, nel senso, non è che sono pazzo, ecco, tutto qua.)
Abbassa il volume ed urla qualcosa ai ragazzi, di là. Vorrebbe parlargli, agli amici, bisbigliare sommessamente e spiegarli in che senso ci hanno tolto il meglio, i concerti dei quattro Pistols, la perfezione e la limpidezza del cielo sulla Sierra, e le ragazze con la pelle liscia che non hanno bisogno di difendersi quando ti parlano.
Sente l'odore di casa delle lasagne in quella specie di microonde che ogni volta non si capisce un cazzo ragazzi quando ce la devi tenere la roba. -Ehi- chiama forte, - non è che vi avanza qualcosa eh?-
Rinnovato e lucidissimo, spegne la quindicesima sul bordo del posacenere, regalo di un'amica troppo emancipata, ma così emancipata, che alla fine l'aveva lasciata tornare a casa da sola, eccheccazzo.
Quello si sbilancia un po', ma ovviamente, nemmeno per un momento, sembra potersi rovesciare.