My Full Of Aces Wants To Kill Your Mama
Il giocatore è un animale, dicono, strano. Personalmente lo vedo più come un investimento sulla mia abilità. Se sei troppo timido per cercarti un editore, o troppo pigro per finire un libro che poi, da troppo timido, non proveresti a pubblicare, qualcos'altro devi inventarti.
Il giocatore è, mi dicono, un animale strano perchè sente la puzza di carogna da più lontano, e prima degli altri animali. Forse è solo la voglia di schernire ed annientare, forse è solo la visione infantile della vita come strappi e cadute da cui è meraviglioso ed inevitabile rialzarsi, la bramadi superiorità, le smanie di riprendere la solfa a spingerci qui.
- Li vedi quelli? Sono impiegati, è un tavolo tranquillo-
E' un tavolo tranquillo, ti dicono. Dicono che ogni mese se ne vanno alla casa di campagna del signor cancelliereincardigan, e si giocano un po' dello stipendio. Cose come non comprare gioielli alle mogli, prendersi qualche sbronza in meno o allungare le rate della macchina, per regalarsi qualche ora di adrenalina, al giovedì sera. Perennemente rallentati dal sonno, dalle seghe, dalle ritorsioni meschine del capo del personale.
Questi signori non lo sanno nemmeno cosa sta per succedere, non si aspettano niente di quello che gli accadrà. Davvero, non hanno nemmeno un'idea. Questi bravi lavoratori non potrebbero mai capire che il ragazzo ubriaco al tavolo di fondo non è ubriaco nemmeno un po', che il biondo con i capelli tagliati corti, alla mia sinistra, lo conosco da dieci anni. Che c'è Sick Boy che serve le carte da sotto, da un'ora buona, seduto proprio dietro di me.
- è proprio un lavoratore-, dice Qualcuno, per dare un giudizio definitivo su una persona un po' sospetta. Non immaginano, e non potrebbero mai, che i soldi per le loro troie affittate finiranno in mano a quei quattro giovanotti, anche se tre di loro hanno perso tutta la sera. Non riescono a vedere la scena di loro che si dividono la vincita dentro la macchina, una volta tornati in città, forse proprio nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Neptunus.
Non vedono nemmeno i pezzi più banali del repertorio, come quando, sorridendo, si picchia il medio sulle carte una, due, o tre volte, indicando il proprio gioco. Vedono solo la metà felice della scala che si girano fra le mani nervose, tradendosi ogni secondo con uno spasmo degli occhi che, per noi, è come guardare un film sottotitolato. Capiscono poco di quel punto entrato proprio all' ultima carta, capitato al ragazzo un po' anonimo che fuma una sigaretta dopo l'altra; non sanno le bazze, gli anni passati osservando, la acuta finezza di servirsi da bere al momento di puntare, i riguardi da fata turchina che si hanno nelle cantine di certi bar, di quelli che chiudono a mezzanotte e registrano il pieno a mezzanotte e mezza. Ancora, molti di loro, non vogliono credere che è tutto già scritto, che addirittura è un attore di teatro diplomato, il finto ubriaco che molto presto fingerà anche un litigio, farà addirittura un po' il rissoso prima di andarsene indignato. Si si, meglio che vada adesso, amici miei, a prendere la macchina però, e di corsa, chè fra dieci minuti si chiude lo spettacolo ( senza bis) e non ci sarebbe ragione per restare ancora qui. Enormemente più saggio proiettarsi lontanissimi, mettere chilometri di strada fra noi e il loro alito da poliziotto, che sa di caffè e Marlboro leggere.
Parlando con lei, più tardi, non avresti trovato le parole. Spiegare a qualcunoche può avere un senso, nel modo più storto che puoi immaginare, infierire su qualcuno per comprare una cassa di vino rosso californiano e un vinile mancante di Frank Zappa Dio lo benedica, non è facile nemmeno un po'. Quindi magari l'avresti vista allontanarsi, spiegando le tue ragioni bieche, i tuoi modi irrispettosi di vincere il complesso del cursore lampeggiante, quello che a volte prende e si spande come un'infezione malvagia fra le righe, quello di quando nel Mac rimangono solo spazi da riempire.
-Guarda che questa è un cosa rock!-
-rock? Il poker sarebbe rock?-
- claro-
-e il ramino? il ramino è rock?-
-certo che il ramino è rock!-
-e scopa?-
-ah, non lo so se il ramino scopa. Però che c'entra, nemmeno io scopo e sono più rock di Jimy Hendrix!-
-devo ridere?-
- fai te...-
Proprio parlando con lei, più tardi, ti saresti ricordato di chi ti diceva " go play your cards, it's the only thing you can do without making it all fucked up!", e allora si, che le parole sarebbero state quelle giuste, quelle suggerite dall' amico ,- I don't play cards my dear, I play poker-
-which means?-
-which means I'm more serious than it seems-
Eccole le parole perfette, erano proprio lì le ballerine, che danzando volevano indicarti la via e tu, cieco come mai prima di allora, non le hai sapute vedere.
Il giocatore è, mi dicono, un animale strano perchè sente la puzza di carogna da più lontano, e prima degli altri animali. Forse è solo la voglia di schernire ed annientare, forse è solo la visione infantile della vita come strappi e cadute da cui è meraviglioso ed inevitabile rialzarsi, la bramadi superiorità, le smanie di riprendere la solfa a spingerci qui.
- Li vedi quelli? Sono impiegati, è un tavolo tranquillo-
E' un tavolo tranquillo, ti dicono. Dicono che ogni mese se ne vanno alla casa di campagna del signor cancelliereincardigan, e si giocano un po' dello stipendio. Cose come non comprare gioielli alle mogli, prendersi qualche sbronza in meno o allungare le rate della macchina, per regalarsi qualche ora di adrenalina, al giovedì sera. Perennemente rallentati dal sonno, dalle seghe, dalle ritorsioni meschine del capo del personale.
Questi signori non lo sanno nemmeno cosa sta per succedere, non si aspettano niente di quello che gli accadrà. Davvero, non hanno nemmeno un'idea. Questi bravi lavoratori non potrebbero mai capire che il ragazzo ubriaco al tavolo di fondo non è ubriaco nemmeno un po', che il biondo con i capelli tagliati corti, alla mia sinistra, lo conosco da dieci anni. Che c'è Sick Boy che serve le carte da sotto, da un'ora buona, seduto proprio dietro di me.
- è proprio un lavoratore-, dice Qualcuno, per dare un giudizio definitivo su una persona un po' sospetta. Non immaginano, e non potrebbero mai, che i soldi per le loro troie affittate finiranno in mano a quei quattro giovanotti, anche se tre di loro hanno perso tutta la sera. Non riescono a vedere la scena di loro che si dividono la vincita dentro la macchina, una volta tornati in città, forse proprio nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Neptunus.
Non vedono nemmeno i pezzi più banali del repertorio, come quando, sorridendo, si picchia il medio sulle carte una, due, o tre volte, indicando il proprio gioco. Vedono solo la metà felice della scala che si girano fra le mani nervose, tradendosi ogni secondo con uno spasmo degli occhi che, per noi, è come guardare un film sottotitolato. Capiscono poco di quel punto entrato proprio all' ultima carta, capitato al ragazzo un po' anonimo che fuma una sigaretta dopo l'altra; non sanno le bazze, gli anni passati osservando, la acuta finezza di servirsi da bere al momento di puntare, i riguardi da fata turchina che si hanno nelle cantine di certi bar, di quelli che chiudono a mezzanotte e registrano il pieno a mezzanotte e mezza. Ancora, molti di loro, non vogliono credere che è tutto già scritto, che addirittura è un attore di teatro diplomato, il finto ubriaco che molto presto fingerà anche un litigio, farà addirittura un po' il rissoso prima di andarsene indignato. Si si, meglio che vada adesso, amici miei, a prendere la macchina però, e di corsa, chè fra dieci minuti si chiude lo spettacolo ( senza bis) e non ci sarebbe ragione per restare ancora qui. Enormemente più saggio proiettarsi lontanissimi, mettere chilometri di strada fra noi e il loro alito da poliziotto, che sa di caffè e Marlboro leggere.
Parlando con lei, più tardi, non avresti trovato le parole. Spiegare a qualcunoche può avere un senso, nel modo più storto che puoi immaginare, infierire su qualcuno per comprare una cassa di vino rosso californiano e un vinile mancante di Frank Zappa Dio lo benedica, non è facile nemmeno un po'. Quindi magari l'avresti vista allontanarsi, spiegando le tue ragioni bieche, i tuoi modi irrispettosi di vincere il complesso del cursore lampeggiante, quello che a volte prende e si spande come un'infezione malvagia fra le righe, quello di quando nel Mac rimangono solo spazi da riempire.
-Guarda che questa è un cosa rock!-
-rock? Il poker sarebbe rock?-
- claro-
-e il ramino? il ramino è rock?-
-certo che il ramino è rock!-
-e scopa?-
-ah, non lo so se il ramino scopa. Però che c'entra, nemmeno io scopo e sono più rock di Jimy Hendrix!-
-devo ridere?-
- fai te...-
Proprio parlando con lei, più tardi, ti saresti ricordato di chi ti diceva " go play your cards, it's the only thing you can do without making it all fucked up!", e allora si, che le parole sarebbero state quelle giuste, quelle suggerite dall' amico ,- I don't play cards my dear, I play poker-
-which means?-
-which means I'm more serious than it seems-
Eccole le parole perfette, erano proprio lì le ballerine, che danzando volevano indicarti la via e tu, cieco come mai prima di allora, non le hai sapute vedere.
